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Kindergarten
SE DEVO AVERE A CHE FARE CON DEI BAMBINI DELLE ELEMENTARI, SE DEVO SCRIVERE PER FARMI RICEVERE DA PERSONE CHE HANNO LA SENSIBILITA’ E IL QUOZIENTE INTELLETTIVO DI UN TERMOSIFONE,
BEH VORREI ESSERE AVVERTITA PRIMA. COSI’ ALMENO POSSO REGOLARMI DI CONSEGUENZA-_-
E si, quelli stanno lì per fare il peggio possibile (perchè il meglio per me, non è quello che loro pensano sia).Time
quanto tempo buttato nel cesso, quante esitazioni, quanto tempo a girare intondo pensando solo per il gusto di pensare a circuito chiuso. Action Scares.
E il tempo è forse l’unica cosa che davvero ci appartiene e nella sua essenza non cambia mai. Frego la frase a Seneca, che sì è stato un vecchietto stoico e rompipalle e tante cose le ha proprio cannate, ma di buono ha detto questo: il tempo ha un valore inestimabile.
Ho tempo, ho possibilità, ho scelte, ho decisioni e ho azioni pratiche da mettere in atto, ma sto ancora aspettando. Waiting for myself to come. Wating for myself to be in shape. Waiting for myself to change, to say: brain OFF, feelings ON(and FREE), Goals: ON.
Take the Starting Gun
Reprise_ Verità, Realtà e Poesia
Pseudo-Intellectual Thoughts
La verità è scarna, è fatta al massimo di due tre o quattro parole. “Ti amo”, “Scusa”, “Ti voglio bene”—sono espressioni comuni, ma dense e cariche, formate appunto da pochi caratteri, e più sono vere per noi, più fatichiamo a dirle.
La retorica è una gran brutta cosa: è come una villa senza mobili dentro. Ci entriamo, vediamo queste grandi stanze con tante porte che portano ovunque ed in nessun luogo; passeggiamo nei corridoi e ci accorgiamo di come in fondo la struttura sia tutta così uguale e così vanamente ostentata nella sua enormità. Le ombre a volte corrono sul volto della retorica, come dentro le stanze vuote della villa e in un attimo comprendiamo che pure le ombre sono vuote, pura e semplice falsità. Ecco che allora si rompe l’incantesimo di questa villa magnifica: parliamo ai suoi cubici volumi e questi ci rispondono con un eco metallico, la voce della loro essenza—il vuoto torna dunque ad essere se stesso.
Posso ringraziare Meneghello per questa riflessione, ormai è diventato un vice-papà fatto di carta(di carta perché in fondo non l’ho mai conosciuto se non attraverso le parole da lui stesso scritte) che mi fornisce ispirazioni, illuminazioni ed idee come pochi(come il mio papà umano, o forse pure meglio). Gigi parlava spesso di retorica e di anti- retorica, e mi chiedevo cosa volesse dire esattamente, dato che il concetto mi era oscuro nel suo aspetto fisico. Ho cominciato ad approfondire l’argomento e a un certo punto la risposta è stata chiara: si tratta del rigetto di certe assurde volute dello speech che piacciono tanto a certa gente, ma che in definitiva non dicono proprio niente e anzi suonano pure ridicole, se non addirittura fasulle. Ho avuto la sventura di conoscere la personificazione umana di questi lezzi linguistici e sintattici ed è stato proprio Meneghello a palesarmi la natura del rifiuto che ho sempre opposto alla suddetta persona. Il fatto è—ed espongo qui una mia considerazione personale, più delle altre—che la retorica non si riduce solo ad una postura espressiva, ma rappresenta anche una dimensione esistenziale: il più delle volte che uno si avvale di ghirigori nel parlare, spendendosi in percorsi lunghi e superflui per dire molto poco, tende ad avere queste stesse caratteristiche anche moralmente ed intellettualmente(l’ultimo avverbio è da intendersi in senso etimologico). Si arriva quindi ad un punto per cui il mio sdegno dalla forma approda all’essenza della persona che ho di fronte, poiché essa mi pare né più né meno tutto ciò contro cui io lotto e combatto nella speranza di lasciare il mondo un pelo migliore di come l’ho trovato.




